Un viaggio visivo nella cultura giapponese, tra natura, poesia e ricerca dell'equilibrio. La moodboard esplora il concetto di armonia attraverso immagini evocative di ciliegi in fiore, paesaggi sospesi, calligrafie, tessuti tradizionali e dettagli ispirati al kimono.Le tonalità neutre e i contrasti delicati raccontano un'estetica essenziale, dove ogni elemento trova il proprio equilibrio. Questa raccolta di suggestioni diventa la base creativa della collezione, guidando la scelta di forme, materiali e dettagli decorativi e traducendo i valori della cultura orientale in un linguaggio contemporaneo.
L'abito finale rappresenta la sintesi dell'intero percorso creativo della collezione Bella Armonia.
La sua struttura prende ispirazione dalla hakama, tradizionale indumento giapponese simbolo di disciplina, equilibrio e rispetto della tradizione, reinterpretata in chiave contemporanea attraverso linee più morbide e femminili.
Le forme ampie e fluide richiamano l'eleganza essenziale dell'estetica orientale, mentre la scelta dei colori e dei dettagli decorativi contribuisce a creare un'immagine raffinata e armoniosa.
L'abito è pensato per trasmettere una sensazione di leggerezza e libertà, mantenendo al tempo stesso una presenza forte e consapevole.
La scelta di indossarlo durante l'Esame di Maturità assume un significato particolare: non rappresenta soltanto il capo conclusivo del progetto, ma diventa il simbolo di un percorso di crescita personale e formativa.
Come la hakama richiama valori di impegno, disciplina e determinazione, così questo abito racconta il cammino compiuto dalla studentessa verso un nuovo traguardo, unendo tradizione, creatività e futuro in un'unica creazione.
Il concept si collega alla ricerca stilistica degli anni ’80 del secolo scorso, caratterizzata da uno stretto connubio tra arte e cultura, e agli anni 2000, caratterizzati dalla ricerca di una moda raffinata, rigorosa e intellettuale. Lo stilista di riferimento è Yohji Yamamoto. Le sue creazioni asimmetriche proiettano la mente in una zona di transizione dove si fondono futuro e antiche tradizioni. Un luogo “vuoto” dove la differenza tra maschile e femminile si annulla, dove l’opera d’arte “abito” nasce dalla concreta realizzazione del principio giapponese del Wabi-Sabi, ossia della perfetta imperfezione. Predilige il colore nero, il colore dell’“ombra”; le linee morbide che evocano il corpo, l’assenza di decorazioni. Il secondo riferimento è Giorgio Armani. I due stilisti hanno in comune l’aver posto al centro della loro forza creativa chi indossa i loro abiti, la persona. Yamamoto decostruisce i completi, smonta e ricostruisce trovando la bellezza nella transitorietà, nella semplicità e nei difetti, nella perfetta imperfezione. Armani destruttura, scompone in modo organizzato un insieme nei suoi elementi, alleggerisce e ricompone. Maschile e femminile si fondono. La giacca destrutturata maschile offre meno rigidità, eleganza e morbidezza nel movimento; offre alla donna Armani l’eleganza, la leggerezza e il potere, utilizzando in modo femminile argomenti “maschili”.